Edda – Graziosa Utopia

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Che sapore ha la catarsi?

Probabilmente un sapore dal retrogusto amaro, perché il dolore una volta provato non lo dimentichi facilmente. Le canzoni di Edda sono una lenta e inesorabile catarsi, sono un passo tardo e lento, ma comunque un passo, che è meglio di restar fermi. E quando si è stanchi si può sempre dormire e diventare spaziali. Graziosa utopia è quasi un ossimoro, come una metafora del suo autore e della sua vita. Canzone dopo canzone è come curare una cicatrice dopo l’altra. Uno dei dischi più intensi che si possano ascoltare in questo paese, che segue una strada buia, non lineare, né tantomeno definita. Perché la catarsi non è mai un processo compiuto. Siamo qui, ora. Domani non sappiamo chi saremo, con chi vivremo, come staremo. Immaginiamo che il futuro possa essere meglio di quei giorni in cui eravamo al tappeto, ma questa in fin dei conti è poco più che una graziosa utopia. A volte le canzoni sono come macchine del tempo, capaci di consegnare a persone lontane nello spazio e nel tempo un’immagine, uno stato d’animo capace di restituire un sospiro o semplicemente dei giorni meno bui. Il disco di Edda è tutto questo, una serie di istantanee capaci di catturare bene la luce del sole senza paura per questo di mostrare le cicatrici, non tutte visibili ad occhio nudo.

L’illustrazione della Recensione Disegnata è di Marco Moscato

marcomoscato.tumblr.com

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