Edda live @ Smav di Caserta – 22/04/17

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” è vero è vero è vero
ho sempre rifiutato l’intimità
mi disgusta solo il pensiero

Avete presente quelle sbucciature che lasciano cicatrici?

Quei segni che restano sul corpo, un modo come un altro per ricordare dove e quando ce li siamo procurati, anche se all’apparenza quel momento era insignificante è rimasto fissato per sempre in quella cicatrice. Le canzoni di Edda sono così. Sono cicatrici che gli (ci) ricordano ogni volta quello che è successo, che ci è successo e che anche grazie a quelle canzoni abbiamo imparato a lasciar andare via senza comunque poterlo mai dimenticare.

Il difficile compito di aprire il concerto è affidato a Johnny Dal Basso, che da solo sul palco prova a rompere il religioso silenzio dei presenti in attesa di Stefano Rampoldi. Con l’occasione del Record Store Day Johnny presenta anche i suo 45 Giri “Micidiale/La vita che fai” e insieme a queste canzoni tiene viva l’attenzione per una mezz’ora con una buona padronanza del palco.

Il concerto di Edda, come tutti i suoi concerti, è un piccolo rito collettivo. I presenti, non molti purtroppo, sono rapiti totalmente dall’artista milanese. Il concerto comincia con un testa coda, la prima canzone è Il santo e il capriolo, brano che chiude l’ultimo album Graziosa Utopia suonato quasi per intero durante la performance. La particolarità, a dispetto dell’affluenza, è la totale attenzione del pubblico fatto di fan accaniti. Girando sotto il palco si vedono anche molti musicisti a testimonianza della stima che Edda riscuote nell’ambiente musicale. Dal 2009 ad oggi sono passati ormai quattro album, e non era per nulla scontato. Ogni singolo brano racchiude un vissuto che da solo basterebbe a riempire la discografia di un qualsiasi artista emergente italiano. La band che lo accompagna, e che ha anche partecipato alle registrazione e alla scrittura del disco,  è puntuale e ordinata, lascia sempre Stefano in primo piano senza calare di un millimetro per tutto il concerto.

La scaletta alterna i migliori brani di Graziosa utopia e Stavolta come mi ammazzerai, con qualche incursione nei precedenti due. Degne di nota sono dai primi lavori Milano e l’Innamorato.

La prima parte del concerto conta 17 brani, quasi senza tregua. C’è una relazione inversamente proporzionale tra la voglia di raccontarsi di Edda nei suoi brani a quella di parlare di se stesso tra una canzone e l’altra. Gli intermezzi timidi tra un brano e l’altro lasciano il posto a dei mini set tirati di due o tre brani alla volta.

Il momento migliore è probabilmente la doppietta Zigulì e Spaziale, eseguita in solitudine voce e chitarra, una vera pugnalata al cuore dei presenti. Questa è la forza di Edda, la sincerità, capace di arrivare dritta al cuore di chi lo ascolta e lo cerca.

La prima parte si chiude con Arrivederci Roma e Un pensiero d’amore, sempre da Graziosa Utopia.

Edda risale sul palco richiamato subito da tutti i presenti, da solo, e in acustico esegue Milano e Saibene. Il concerto si chiude con Mademoiselle e Dormi e vieni da Stavolta come mi ammazzerai.

Un concerto che lascia senza l’amaro in bocca, senza tregua sia musicalmente che a livello emozionale.

Stefano saluta e pochi secondi dopo è già sotto al palco a chiacchierare con i suoi fan. Molti li conosce per nome, ricorda le storie di chi lo segue da anni, è di certo questo il vero senso di un concerto di Edda, una delle tante tappe di un percorso comune che unisce Stefano e chi lo segue da anni, perché dopo tutto Edda è uno dei pochi artisti che risulta ancora credibile e coerente con se stesso e la musica che scrive.

Rimangono le sue canzoni e una bella serata allo SMAV intensa come poche, con un artista intenso come pochissimi altri.

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