Maldestro live @ Teatro Bellini di Napoli – 26/04/17

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Dal mio piccolo aereo di stelle io ne vedo, seguo i loro segnali e mostro le mie insegne, la voglio fare tutta questa strada fino al punto esatto in cui si spegne…

Se si dovesse racchiudere la storia di un qualsiasi artista in una sola frase quella dell’ultima strofa di Lindbergh di Ivano Fossati sarebbe perfetta. Nel caso di Maldestro è lui stesso a scegliere questo brano dall’album che porta lo stesso nome per spiegare come sia arrivato fino al palco del teatro bellini, uno dei palcoscenici più importanti della sua città.

Quello di Napoli era di certo uno dei momenti più attesi del tour che vede il cantautore napoletano in giro per tutta Italia, forte dell’ottimo riscontro di pubblico e critica ottenuto sul non facile terreno Sanremese. Lo stesso Maldestro riesce a sfatare il mito del “nemo profeta in patria” il Teatro è pieno e partecipe, il pubblico è rapito e canta quasi tutte le canzoni dall’inizio alla fine, anche se solo sussurrandole per non rovinare l’atmosfera che si crea sin dalla prima canzone.

La scaletta mette in primo piano l’ultimo album di Antonio, dando assoluta precedenza ai brani appena sfornati, canzoni come “Tutto quello che ci resta” e “Che ora è”, “Prenditi quello che vuoi” e “Tu non passi mai” aprono il concerto rompendo anche il ghiaccio e permettendo a Maldestro di ambientarsi su una ribalta che può metter i brividi. IN momenti come questi probabilmente a Maldestro torna utile la sua esperienza da attore di teatro, perché tra un brano e l’altro Antonio sa prendersi i suoi tempi per raccontare le sue canzoni ed interagire col pubblico. Si trova il modo di sdrammatizzare ma anche quello di capire qualcosa in più sulla produzione musicale di questo artista che riesce a raccontarsi con le sue canzoni ma anche con quelle altrui, infatti il punto di svolta è forse quando Maldestro cita Ivano Fossati e la sua canzone Lindbgerh come vera chiave di lettura per la sua carriera.

Grazie a queste coordinate è più semplice spiegare cos’è un concerto di Maldestro, cantautore napoletano che ha fatto sua la tradizione cantautoriale dei padri della canzone italiana più che della tradizione napoletana in senso stretto. Il concerto è fatto di silenzi alternati a canzoni ricche di parole messe al posto giusto, la voce non è mai sopra le righe, è solo uno strumento per comunicare più che per adornare. Anche la band composta da musicisti del calibro di Maurizio Filardo non è mai in primo piano, lascia lo spazio alle canzoni, alle storie che vengono raccontate per esplicitare il concetto dell’ultimo album: quello di abbattere i muri che sempre di più alziamo in una società che rischia di essere vittima del cinismo e dei suoi non detti.

Guarda la gallery del concerto

Di non detti nel concerto di Maldestro ce ne sono pochi, come nel disco anche durante il concerto non si parla solo d’amore ma pure di temi come l’immigrazione, la politica e del lavoro.

Uno dei momenti più emozionanti è quando, con una nota autobiografica, maldestro chiama sul palco Alessio Sollo e Claudio Gnut, che presenta come i suoi amici più stretti nel mondo della musica, due artisti che lo accompagnano dai primissimi giorni in cui ha intrapreso il percorso di musicista. Insieme a loro Antonio canta “L’ammore ‘o vero” tratto dal primo fortunato album di Daniele Sepe con altri artisti della scena napoletana. Prima della fine della prima parte c’è giusto il tempo di ascoltare “Canzone per Federica”, “Abbi cura di te” e “Fermati tutta la vita”.

Nemmeno il tempo di uscire che la platea lo richiama a gran voce, il bis, come dice lo stesso Maldestro è uno dei momenti in cui prova a raccontarsi mettendo in primo piano la sua vita, infatti esegue un brano dedicato ad uno dei suoi migliori amici d’infanzia e un altro ispirato alla storia d’amore tra Diego Rivera e Frida Kahlo. Intanto sul palco lo hanno raggiunto gli altri membri della band con i quali esegue “Lucì” e “Sopra il tetto del comune” dal primo album in un finale in crescendo col pubblico che a fatica si contiene tra le poltrone in platea e nei palchetti.

All’uscita si ha la sensazione di aver assistito ad uno spettacolo delicato, in cui maldestro si mette in gioco più di quanto si pensi, probabilmente il fatto di essersi esibito nella sua città ha dato un carico di emozioni maggiore alla performance che è sembrato in tutto e per tutto sincera, non ci si è risparmiati da entrambi i lati del palco.

Rimane la certezza che tra le tante stelle che si vedono dall’aereo di Lindbergh di una conosciamo certamente il nome, è Maldestro.

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