30 anni e non sentirli. Afterhours live a Pinetnie Moderne

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Fanne quel che vuoi, di noi. Me l’hai insegnato tu, se c’è una cosa che è immorale è la banalità.

Pinetnie Moderne è una manifestazione musicale a carattere nazionale, giunta nel 2017 alla sua 11ª edizione promossa dall’Associazione “Risvegli Sonori” di Pineto. Il Parco della pace è una location molto suggestiva e dalle prime ore del pomeriggio comincia a vedere già i fan seduti a ridosso delle transenne in attesa del concerto della band milanese.

Manuel Agnelli e soci hanno dato il via al tour che celebra i 30 anni di storia degli Afterhours qualche settimana fa a Roma e stanno girando in lungo e in largo la penisola con uno show che mette insieme molte delle canzoni più belle della carriera del gruppo. Anche a Pineto la scaletta ha presentato qualche variazione sul tema ma non è stata affatto avida di emozioni. Il concerto parte con un’acustica traballante, subito un cazzotto in pieno petto con Strategie e Male di Miele, per poi continuare con altri brani che tolgono il fiato.

Il sound migliora canzone dopo canzone. Intanto il parco della pace si riempie, il pubblico attirato dalla gratuità dell’evento non è formato da soli fan della band ma è molto eterogeneo. Brano dopo brano però si capisce che la maggior parte delle persone che sono lì vogliono, anzi in qualche modo pretendono, cantare a squarciagola le loro canzoni.

“Le loro canzoni” nel senso che ognuno dei presenti è lì per una o più canzoni in particolare. Ripercorrere 30 anni di musica degli Afterhours è come sfogliare le pagine di un diario. Ogni canzone è una storia, ogni storia è una persona che è lì, tutte insieme fanno almeno due decenni di musica e vita passata a cantare canzoni come 1.9.9.6., Padania, La verità che ricordavo (eseguita in stile Iggy Pop) Ossigeno.

In mezzo al pubblico è molto chiaro che appena partono i vecchi brani la tensione sale, alcuni non trovavano posto in scaletta da moltissimi anni, Pelle e Bianca su tutti.

La scaletta nella parte centrale trova spazio anche per alcuni brani di Folfiri o Folfox, che come dice lo stesso Manuel “è un disco importante per chiudere un ideale cerchio della loro carriera”.

I bis sono sontuosi, brani come Quello che non c’è e Non è per sempre danno il colpo di grazia a un pubblico già stremato per le mille emozioni.

La band non ha bisogno di presentazioni, un ensemble di musicisti ormai già rodati dal Folfiri o Folfox tour, con innesti come Fabio Rondinini e Stefano Pilia che rendono gli Afterhours di oggi una vera e propria superband.

Bye Bye Bombay è il pezzo che solitamente chiude i loro live ed anche stavolta è così, il concerto è durato oltre due ore e quasi tutti hanno cantato dall’inizio alla fine, senza tregua, senza economia di emozioni alcuna.

Quando le luci si spengono un po’ sale la nostalgia, perché quelle sono le tue canzoni, quelle che ascoltavi durante il liceo, poi all’università e dopo ancora al ritorno da lavoro, quando partono alcuni brani pensi a quello che è stato e che non è più , magari vorresti avere vicino qualche amico che ora e lontano perso in altri affari. La musica è questo, la musica degli Afterhours, per chi li segue da 30 anni è questo. E poi un concerto come questo serve a rimettere a posto un sacco di cose, prima di tutto nell’ordine gerarchico che una band del genere deve occupare nella musica odierna, perché album come quelli di Manuel e soci non se ne scrivono più tanto frequentemente.

Quindi è come sempre un po’ di ognuno di noi che se ne va dopo ogni concerto e che per il tempo di qualche canzone abbiamo cercato di tenere ancora aggrappato a noi, cantando e urlando, buttando fuori tutto quello che non c’è, cercando di camminare alti sull’acqua, e come al solito, tremando.

Foto: velleifrancesca

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